STORIE DAL MONDO IN CASTELLO
Meraviglie da quattro continenti a Racconigi
Su invito di Alessandra Giovannini Luca e Marianna Orlotti nel weekend 10-12 maggio 2024 Alexandra Lupea (mediatrice interculturale rumena) e Linah Karoki (tirocinante di mediazione interculturale e attualmente mediatrice proveniente dal Kenya) hanno partecipato ad un workshop presso il Castello di Racconigi. Il workshop a cui hanno collaborato anche due altri professionisti – l’antropologa Lucia Portis e l’artista Leone Contini – ha dato la possibilità ai partecipanti italiani e provenienti da diverse parti del mondo di scoprire diversi oggetti giunti al Castello da molte parti della terra. Si è riflettuto insieme ad organizzatori e partecipanti, con modalità interattive e legate alle narrazioni personali, sulle storie degli oggetti e anche sulle storie di uomini, donne e tradizioni dei luoghi di provenienza.
Si è avuto modo di conoscere non solo storie lontane o vicine, ma di capire come il vissuto emotivo delle persone sia trasversale ad ogni epoca, ad ogni persona e contesto e ad ogni fenomeno che riguarda anche la migrazione di oggi. Al di là delle frontiere o delle condizioni di vita, le persone sono accomunate dalle stesse emozioni…
In seguito al workshop, le mediatrici hanno partecipato il 29 giugno 2024 all’inaugurazione del nuovo percorso espositivo permanente “Storie dal mondo in Castello” che offre la possibilità di vedere alcuni oggetti della raccolta e all’evento conclusivo di questa prima tappa di lavoro il 15 settembre 2024.
Di seguito l’intervista a cura di Linah Karoki a:
Alessandra Giovannini Luca – Direttrice del Complesso monumentale del Castello e Parco di Racconigi
Marianna Orlotti – curatrice indipendente e ricercatrice
1 – Quali sono state le sue motivazioni principali nell’organizzare il workshop? E quali criteri ha utilizzato per invitare i partecipanti?
Il workshop partecipativo, che si è svolto nel weekend del 10-12 maggio 2024, fa parte del programma di attività collaterali al nuovo percorso espositivo permanente Storie dal Mondo in Castello. Meraviglie da quattro continenti a Racconigi, inaugurato lo scorso 29 giugno.
L’idea di un workshop, concepita e sviluppata insieme con Marianna Orlotti, è nata dalla convinzione che il patrimonio conservato in Castello possa dirci molto, non solo del passato, ma anche del nostro presente, e che intorno a esso sia possibile costruire delle esperienze concrete di dialogo e di confronto tra le persone. La raccolta extraeuropea, in questo senso, ci sembrava rappresentare una opportunità preziosa da cogliere per provare ad avvicinarci, reciprocamente, a realtà e comunità della diaspora presenti sul territorio ma con cui non avevamo mai avuto alcun rapporto o contatto.
Sulla scorta anche di esperienze similari (p.es. alcune attività di natura partecipativa realizzate in occasione della mostra Africa. Le collezioni dimenticate), siamo quindi partite dagli ultimi mesi del 2023 con una ricognizione preliminare sul territorio, volta ad avere contezza delle comunità presenti e dei nostri possibili interlocutori, per iniziare a metterne a fuoco fisionomie, esigenze e bisogni. Le diverse realtà associative che abbiamo contattato e incontrato sono state decisive da questo punto di vista. In parallelo ha preso via via forma la progettazione del workshop, che ha visto il coinvolgimento di un’antropologa, Lucia Portis, e di un artista contemporaneo, Leone Contini. L’individuazione dei partecipanti si è svolta potremmo dire in autodeterminazione: alcune settimane prima del laboratorio vero e proprio abbiamo accolto le diverse associazioni contattate in Castello per una attività di avvicinamento alla residenza e al suo patrimonio. Alcune persone che avevano partecipato a questa attività introduttiva si sono quindi rese disponibili a partecipare anche al workshop, sulla base non di criteri di selezione decisi da noi, ma di un interesse e di un’attitudine personale. Il workshop stesso, d’altra parte, è stato impostato da subito su modalità non estrattive o impositive, al fine di mantenere le diverse persone coinvolte su un piano di dialogo e confronto orizzontale, in modo che saperi differenti potessero confrontarsi e le diverse voci potessero trovare uno spazio d’espressione e sentirsi riconosciute anche durante il suo svolgimento. In questa prospettiva, il patrimonio diventa realmente uno spazio di apprendimento condiviso, costruttore di identità collettive, che permette la presa di posizione dell’altro.
2 – Come organizzatori avete raggiunto l’obiettivo che intendevate raggiungere con il workshop? Quali contributi particolari si aspettava da parte degli invitati?
L’obiettivo era far parlare e mettere in connessione persone e voci diverse, anche non per forza in accordo tra di loro, intorno ad alcuni oggetti della raccolta extraeuropea del Castello. I manufatti possono infatti essere potenti attivatori, oggi, non solo di storie e memorie personali e familiari, ma riescono anche ad accendere considerazioni e dibattiti sulla nostra contemporaneità. Il workshop ha contribuito ad evidenziare la dimensione transculturale e processuale di questo patrimonio. Rispetto al raggiungimento degli obiettivi siamo andate oltre le nostre aspettative: da alcuni partecipanti è arrivata non solo la condivisione di un ricordo, di una conoscenza o di un sentimento legati a un repertorio culturale con cui si aveva familiarità, ma anche delle proposte di rilettura del patrimonio stesso in termini di narrazione ed esposizione, che sono il cuore della pratica museale. Per noi, anche professionalmente, è stata un’occasione di arricchimento e di riflessione critica sul nostro lavoro e sugli obiettivi che ne orientano le scelte e le azioni quando progettiamo e realizziamo non solo un allestimento, ma anche le attività per il pubblico in generale.

3 – Ci sono opportunità per mediatori interculturali di collaborare attivamente nella progettazione e realizzazione di mostre future?
Il coinvolgimento di voci e di posizioni altre, al di fuori del Castello, nella costruzione di nuove narrazioni è una prospettiva che si è dischiusa con l’esperienza del workshop, che ha messo in evidenza quanto una pratica concretamente partecipativa riesca a far esprimere al meglio la vocazione dei luoghi della cultura come spazi di consapevolezza civile e democrazia che appartengono a tutti e che possono contribuire ad affrontare criticamente anche tematiche difficili. In questo senso il patrimonio culturale apre nuove possibilità per la ricerca di soluzioni condivise o, quantomeno, di una via di risignificazione adatta ai tempi presenti.
La mediazione interculturale è certamente fondamentale per garantire o comunque agevolare un corretto coinvolgimento delle comunità. Va tuttavia inquadrata in una programmazione dedicata e sostenuta con delle risorse, che vanno individuate a mio avviso insieme con gli operatori stessi.
4 – Lei crede che le mostre di questo tipo abbiano un ruolo particolarmente importante nel facilitare la relazione interculturale?
E’ quello che auspichiamo e sicuramente la presentazione di questo tipo di oggetti favorisce e rappresenta una opportunità di dialogo e di avvicinamento preziosa. In primo luogo impone a noi, che lavoriamo nel Castello, di confrontarci, avvicinarci e studiare culture apparentemente lontane dalla nostra, ma non solo. Invita tutti noi, visitatori compresi, a interrogarci sui confini della nostra identità e sulla relatività del nostro sguardo sul mondo, sulle differenti percezioni e usi del passato nel presente. Viceversa, alle comunità della diaspora che provengono da quei luoghi può offrire la possibilità di un ricordo, di una memoria familiare o di storie collettive, ma anche di esprimere il proprio punto di vista sul patrimonio che conserviamo in Castello, che può svolgere davvero un ruolo di ponte tra le persone.
5 – Ci sono nuove direzioni che sta considerando di esplorare in futuro per promuovere la diversità culturale attraverso mostre all’interno del Castello di Racconigi?
L’apertura di Storie dal mondo in Castello ha rappresentato una tappa importante nel processo di scoperta, comprensione e messa in valore del patrimonio extraeuropeo di questa residenza sabauda, ma in qualche modo rappresenta un punto di partenza per sviluppare nuove modalità di narrazione in forma partecipata, e in questa prospettiva stiamo lavorando alla programmazione delle attività ed eventi per il 2025.
Un altro patrimonio straordinario, anche sotto il profilo della promozione della diversità culturale, è quello fotografico, sempre legato ai viaggi e ai rapporti internazionali degli ultimi due re d’Italia, che rappresenta il complemento naturale della raccolta di armi e oggetti custodita in Castello. Intorno a questo nucleo abbiamo recentemente delineato una proposta progettuale che, finanziamenti permettendo, mira a presentarlo al pubblico attraverso la sperimentazione di modalità di co-progettazione.

Storie dal mondo in Castello. Meraviglie da quattro continenti a Racconigi, è il nuovo percorso espositivo permanente allestito nell’ala di levante del Castello di Racconigi. Protagonisti della nuova sezione sono oltre cento oggetti selezionati dalla raccolta di manufatti extraeuropei, studiati e restaurati in questi ultimi anni e presentati all’interno di un itinerario che ne valorizza le diverse origini, le storie di acquisizione, le funzioni e le potenzialità narrative.
Un patrimonio ancora poco noto e finora rimasto celato nei depositi, ma di grande rilievo per la storia recente della residenza. Da un lato, i beni esposti intrecciano le loro vicende con la stagione novecentesca del Castello e con le relazioni internazionali intrattenute dagli ultimi due sovrani di Casa Savoia: si tratta, infatti, di doni diplomatici, regali di ospiti illustri, omaggi o ricordi di viaggio legati alla figura di Vittorio Emanuele III e a quella di Umberto II. Dall’altro, essi si presentano come oggetti ambasciatori di una storia complessa e stratificata che, a partire dai contesti di produzione originari, non solo attraversa il tempo e lo spazio per congiungere mondi lontani, ma oggi può continuare ad arricchirsi di nuovi significati, aprendo a nuove riletture e relazioni anche con le stesse comunità di provenienza.